Beato Ottaviano

Beato Ottaviano 13.

Ciò che la tradizione ricorda meglio e più volentieri è la sollecitudine di Ottaviano per la povera gente.
La sua casa è la casa dei poveri ed egli stesso elargisce volentieri l’elemosina ai più sfortunati.
Le rendite del vescovato non sono di poca entità ed Ottaviano le usa volentieri per soccorrere i bisognosi. Ma anche queste ricchezze diventano insufficienti davanti alle grandi necessità di certi momenti.
Una volta scoppia una carestia di proporzioni straordinarie, che colpisce non solo Savona ma anche i villaggi circostanti. Molte persone ridotte allo stremo, muoiono di fame.
La gente si appella al proprio vescovo: lui è notoriamente uomo sensibile e sollecito per i deboli, ma è anche uomo di preghiera. Forse quello che non può provvedere con i propri mezzi, lo può ottenere dalla bontà divina.
Ottaviano, infatti, ha esaurito tutte le ricchezze di cui disponeva, perciò invoca l’aiuto del Cielo e vuole farlo con tutta la sua gente.
Esorta tutti alla penitenza ed indice un digiuno di tre giorni, che lui stesso condivide in prima persona.
Al termine dei tre giorni vuole che tutti si confessino e si accostino all’Eucarestia; quindi dispone che la gente lo segua in processione, insieme al clero, per partecipare alla benedizione che egli avrebbe impartito alle campagne.
Tutto si compie come il vescovo desidera e la Divina Provvidenza concede la grazia.
Le campagne esplodono di vita e si coprono di ricchi raccolti. Non solo: dopo un primo raccolto, i contadini possono passare ad un secondo, trovando ancora frutti abbondanti e più ricchi dei precedenti. In tal modo questa abbondanza permette di dare sollievo anche ai villaggi che sono intorno a Savona.