Beato Ottaviano 10.

La stima che il giovane monaco Ottaviano sa conquistarsi da parte del proprio vescovo, gli viene confermata qualche tempo dopo dal di lui successore, Guido III Pipario, il quale lo invia come proprio rappresentante al Concilio di Guastalla (Guastalla, località dell’attuale provincia di Reggio Emilia).
Il Concilio di Guastalla fu un sinodo locale indetto e presieduto da Papa Pasquale II; iniziò il 22 Ottobre 1106 e durò fino al 27 Ottobre successivo. Vi parteciparono in molti, sia chierici che laici, compresi gli ambasciatori del Re Enrico di Germania e la principessa Matilde di Canossa.
Doveva affrontare il problema del rapporto con l’antipapa Clemente III, arcivescovo di Ravenna, trattando il delicato tema delle investiture, cioè l’ordinazione dei vescovi, che spesso erano anche feudatari; tema che era oggetto di scontro tra Chiesa e Impero.
Il papa fu scortato dalla Toscana a Guastalla dalla contessa Matilde di Canossa in persona e il Concilio ebbe luogo alla presenza di cento vescovi, verosimilmente nella basilica di San Pietro e Paolo di Pieve di Guastalla, rientrante nei domini di Matilde.
Il Concilio stabilì che i vescovi potevano essere ordinati anche senza l’investitura imperiale, e veniva giudicata invalida l’investitura imperiale di laici.
Altro tema e preoccupazione conciliare fu quello di ricondurre sulla retta via alcuni prelati e sacerdoti scismatici, riammettendoli alla piena comunione con la Chiesa solo se avessero condotto una vita stimabile, sia sul piano della dottrina che della morale.
Inoltre il Concilio proibì l’alienazione dei beni ecclesiastici senza il consenso del vescovo e le investiture fatte dai laici.

Nel delicatissimo compito di rappresentare a così alto livello l’autorità del proprio vescovo, Ottaviano riscuote l’ammirazione di tutti i Padri Conciliari e dello stesso Pontefice, anch’egli monaco benedettino, il quale invia al vescovo di Pavia una lettera nella quale si congratula per l’ottima scelta fatta per rappresentarlo a quel Concilio.

Beato Ottaviano 9.

Il monastero di San Pietro in Ciel d’oro fu fondato nell’ VIII secolo dal re longobardo Liutprando e pare che nel X secolo fosse passato in proprietà alla Congregazione dei Benedettini di Cluny.
Nella vita di San Majolo (Valensole 910 c.ca – Souvigny, 994), quarto abate di Cluny, riconosciuto santo subito dopo la sua morte, si legge che il monastero di Cluny possedeva beni a Pavia e non solo: era destinatario di molte donazioni che comprendevano circa 900 villaggi, diritti e rendite parrocchiali, decime ecc..
Il santo abate Majolo, oltre ad amministrate con sapienza questo enorme patrimonio, curò particolarmente il restauro del monastero di San Pietro in Ciel d’oro edificandovi una chiesa in onore del S. Salvatore.
I Benedettini occuparono il monastero fino agli inizi del XIII secolo; poi subentrarono a loro gli Agostiniani, naturali custodi della tomba del Santo Vescovo Agostino che qui si venera.

Non ci è dato sapere alcunché sulla vita claustrale di Ottaviano; basti però dire che egli continua con passione ed impegno i suoi studi di scienze teologiche e canoniche e che la stima nei suoi confronti cresce sia nei confratelli che nel vescovo di Pavia.
Secondo quanto documenta un antico manoscritto, Ottaviano viene ordinato sacerdote dal vescovo Guglielmo I dei Conti di Canosio.

Beato Ottaviano 8.

Ottaviano, dunque, conosce l’ambiente universitario di Bologna; si distingue come studente al punto da diventare a sua volta insegnante.
Per due anni, infatti, esercita la professione di docente per quei giovani ecclesiastici che vengono affidati alle sue cure.
Certamente è lecito ritenere che lo studio del diritto, civile e canonico, poté tornare utile a Ottaviano nel suo ministero episcopale, date le complesse competenze di governo anche temporale che i vescovi di allora avevano.

Un giorno dell’anno 1087, Ottaviano riceve la notizia che suo padre è gravemente malato; subito decide di raggiungerlo nel castello di Borgogna per essergli vicino e prestargli le cure necessarie.
Il suo tragitto prevede il passaggio da Pavia, dove la sua buona fama lo ha già preceduto.
Il vescovo di Pavia lo accoglie personalmente con grande affetto e stima e lo invita calorosamente a fermarsi in città, stabilendo qui la sua dimora.
Ottaviano, tuttavia, vuole proseguire il suo viaggio per raggiungere il padre infermo e non accetta la proposta del vescovo.
Purtroppo, poco dopo, una lettera lo informa della avvenuta morte del padre.

Il viaggio di Ottaviano si interrompe qui, a Pavia ed in questa città egli compie una scelta decisiva per la propria vita: decide di farsi monaco.
Entra così nel monastero benedettino di San Pietro in Ciel d’oro, a Pavia, appunto.
Lui che dai monaci benedettini di Cluny aveva ricevuto i primi rudimenti nelle lettere e nella pietà religiosa, ora, presso i Benedettini di Pavia, consacra a Dio la propria vita nella regola di San Benedetto.

Beato Ottaviano 7.

Raggiunta l’età degli studi universitari, Ottaviano viene mandato da suo padre a studiare in Italia, a Bologna per dedicarsi allo studio della teologia; così almeno dice la cronaca di si è già fatto cenno.
Probabilmente Ottaviano si è recato a Bologna non tanto o comunque non soltanto per studiare la teologia, bensì principalmente per lo studio del diritto.
L’università di Bologna, infatti, è la più famosa e prestigiosa d’Europa per lo studio e l’insegnamento del diritto, mentre Parigi offre il massimo per quanto concerne la teologia. Naturalmente anche a Bologna si può studiare teologia, ma non certo con la stessa ricchezza ed il medesimo prestigio che compete alle materie giuridiche.

L’università di Bologna fu la prima in Italia e, in fatto di materie giuridiche, fu la prima in Europa.
Colui che le diede grande fama fu il giurista Irnerio che morì probabilmente nel 1130. Fu dunque illustre contemporaneo di Ottaviano.
L’università, allora, non aveva ancora le strutture proprie di una istituzione pubblica; muoveva i suoi primi passi con una organizzazione decisamente privatistica e molto informale.
Il maestro, chiamato “dominus” raccoglieva intorno a sé un gruppo di uditori interessati ed attenti, che si chiamavano “socii”. Li radunava in casa propria e trattava con loro la materia di cui era esperto.
Tra il docente e gli uditori si costituiva una “societas”: in essa i discepoli si impegnavano a pagare un onorario al docente in una misura e per un periodo determinati.
Non c’erano formalità, non c’erano titoli di studio da esibire, né iscrizioni: la frequenza era garantita dall’interesse dello studente e dal suo calcolo ad avere la prestazione pattuita e pagata.
Non c’erano esami, perché il controllo era quotidiano. Molto dipendeva dallo studente, dalla sua volontà e dalle sue possibilità finanziarie. Dipendeva da lui rinnovare di anno in anno il contratto con il “dominus”.
E’ dunque facile capire che solo i figli di famiglie nobili potevano permettersi di frequentare gli studi universitari.

Beato Ottaviano 6.

Ottaviano nasce in un castello della Borgogna, forse a Quingey, intorno al 1060.
Suo padre, Guglielmo, appartiene alla nobiltà locale.
Una cronaca del monastero di San Pietro in Ciel d’Oro di Pavia, risalente al XIII secolo, si spinge a definirlo parente del futuro papa Callisto II, ma non esiste alcun riscontro storico sulla veridicità di questa asserzione.
Ciò che ci è lecito ritenere attendibile è che Ottaviano nacque in una famiglia di ceto nobile e che in tale contesto di nobiltà condusse i primissimi anni della sua vita.
In età ancora tenera, come spesso accade ai figli di famiglie nobili, Ottaviano viene mandato presso il monastero benedettino di Cluny.

L’abbazia di Cluny fu fondata nel 910 dal Duca Guglielmo d’Aquitania, detto il Pio e da lui fu affidata alla direzione dell’abate Bernone di Baume.
In un momento di grave decadenza della vita monastica, Cluny segnò un punto di riferimento e di rinascita dell’autentico monachesimo europeo.
Il suo fondatore si preoccupò che il monastero fosse indipendente da ogni autorità civile ed ecclesiastica e dipendesse direttamente da Roma.
Verso la fine del X secolo il monastero contava circa 200 monaci.
Un po’ alla volta la riforma monastica partita da Cluny abbracciò non solo quasi tutta la Francia, ma si trapiantò anche in Italia, dove sorsero grandi comunità monastiche a Roma, Subiaco e Monte Cassino.
Lo spirito dell’abbazia si legò strettamente alla vecchia e severa regola benedettina, che aveva nel lavoro e nella preghiera le due linee portanti della propria spiritualità.
A Cluny si badò particolarmente all’assoluta obbedienza verso l’abate, a una degna celebrazione della preghiera corale e della liturgia, ad una severa disciplina ascetica, al silenzio e alla separazione dal mondo esterno.

Beato Ottaviano 5.

Prima di entrare nella vicenda personale di Ottaviano, è bene soffermarci ancora brevemente sulla condizione della Chiesa in Italia all’epoca che ci interessa.
Per quanto riguarda la condotta del clero in particolare, nell’Italia e nella Francia del 10° secolo si assiste ad una deprecabile decadenza.

In Italia, all’inizio dell’XI secolo, i preti secolari erano generalmente sposati, contravvenendo alla legge del celibato vigente, nella Chiesa d’Occidente, dal IV – V secolo.
Altro aspetto negativo era la simonia, cioè l’acquisto o la consegna di una carica ecclesiastica in compenso di denaro o altri vantaggi materiali.
E’ interessante notare che proprio nelle terre cadute più in basso, in Francia ed in Italia, si vennero formando parecchi centri di rinnovamento religioso-ecclesiastico.
In special modo dall’abbazia di Cluny, in Borgogna, venne promossa e favorita un’energica riforma.
Nel 1073 Ildebrando di Soana diventò Papa con il nome di Gregorio VII.
Nel sinodo quaresimale del 1075, Gregorio proibì la simonia, il matrimonio degli ecclesiastici ed ogni conferimento di uffici ecclesiastici fatto per mano di laici ed in particolare l’investitura di vescovi per mano del Re di Germania.
Nel 1095 il papa Urbano II aggiunse il divieto del “giuramento feudale” prestato da ecclesiastici a laici.
Urbano II, francese di nascita, era stato priore di Cluny, dove si formarono molti vescovi e prelati di grande prestigio e valore morale.
A Cluny si colloca la prima fase della vita del Beato Ottaviano.

Beato Ottaviano 4.

Diamo ora uno sguardo alla città di Savona nella parte arroccata sul Priamar e proviamo a raffigurarci come era la Cattedrale al momento in cui Ottaviano divenne vescovo di Savona.
In realtà non abbiamo il conforto di documenti dell’epoca: dobbiamo fare alcune deduzioni da documenti tardivi, cioè del XV e XVI secolo.

La chiesa sorgeva sulla estrema punta meridionale del Priamar, protendendo la sua parte absidale sul mare che si frangeva 25 metri sotto.
Doveva essere un punto panoramico di straordinaria bellezza, dal momento che da lì si poteva dominare gran parte della costa e dell’entroterra, da capo Torre (Albissola) a capo Vado.
Anticamente in quel luogo esisteva un tempio pagano sul quale i Bizantini eressero una chiesa dedicata a Maria (forse fu la prima chiesa che in Italia veniva dedicata alla Vergine).
Certamente durante le scorrerie seguite al dominio bizantino la chiesa fu danneggiata e distrutta e pare fosse ricostruita nell’anno 887.
Fu il vescovo savonese Bernardo che, intorno all’anno 992, restituì alla chiesa la sua antica dignità.

Sul fianco orientale della chiesa si ergeva la torre campanaria e, poco distante, il battistero.
Pare che quest’ultimo fosse una struttura a pianta ottagonale, al centro del quale era collocato il fonte battesimale.
Tra il battistero ed il campanile era collocato il cimitero.

E’ azzardato dire di più e forse quanto detto è già troppo; aggiungiamo solo che il palazzo vescovile sorgeva davanti alla facciata della Cattedrale, sul lato opposto della piazza.

Beato Ottaviano 3.

Fra le glorie di cui meritatamente si adorna la città di Savona, c’è quella di un’antica ed illustre sede vescovile.
Essa presenta una serie preziosissima di Pastori che, nel corso dei secoli, provvidero alle necessità morali e civili della città.
Citiamo i vescovi Amico, Giordano Adolo, i Della Rovere, gli Spinola, i De Mari. Ma tra tutti primeggia il nome di Ottaviano.
Purtroppo il tempo, le guerre, le vicende in cui Savona è stata coinvolta nel corso dei secoli hanno fatto perdere quasi ogni documento della vita e delle virtù del Beato Ottaviano; comunque rimangono tracce significative che permettono di ricostruire aspetti importanti della vita di questo vescovo.
Prima di parlare di lui, è opportuno dire qualcosa circa la situazione di Savona nel XII secolo, il secolo appunto in cui Ottaviano visse ed operò per la nostra città e la nostra Chiesa.

L’influenza che il vescovo esercitava sulla città di Savona agli inizi del XII secolo era grande e benefica.
Egli non era solo capo spirituale della città, ma aveva molto prestigio ed autorità anche nelle questioni civili e, sebbene poco dopo si istituirono i Consoli, il vescovo divideva con essi il governo della città.
L’importanza del ruolo dei vescovi nella società civile di allora si spiega col fatto che, dopo le atroci distruzioni provocate dalle invasioni barbariche, la gente ebbe nella Chiesa l’unico punto saldo di riferimento, religioso, morale e culturale.
I vescovi furono allora i padri delle città orfane, i reggitori degli affari pubblici, i difensori, i maestri e gli educatori morali e civili del popolo.

Una prova del grande ruolo del vescovo nella vita civile è data da un documento del 1080 contenente una convenzione stipulata dal popolo di Savona e dagli uomini di Cairo (Montenotte) in presenza e nella casa del vescovo Amico.
Non si fa alcuna menzione di Conti o Marchesi o di altra autorità. In questa convenzione gli uomini di Savona regolavano con quelli di Cairo alcuni interessi di pastorizia e una specie di lega, offensiva e difensiva, promettendosi vicendevole soccorso contro i loro nemici.
L’autorità dei vescovi, dunque, ebbe effetti benefici per la società di allora; grazie alla loro opera si diede uno sviluppo di civiltà e cultura che un poco alla volta portò alla nascita del comune.

Beato Ottaviano 2.

Incontriamo dunque, come annunciato, il beato Ottaviano.
In estrema sintesi possiamo introdurre questo incontro ricordando che Ottaviano fu eletto vescovo di Savona nel 1123 e iniziò il suo ministero pastorale nel 1124.
Seppe conquistare il cuore dei Savonesi stando loro molto vicino; soprattutto facendosi attento e partecipe delle necessità dei più poveri.
Il legame spirituale e, potremmo dire, affettuoso che si instaurò tra il Pastore e la sua gente, fece sì che verso di lui nascesse una devozione particolare, che attraversò secoli di storia.
Alla sua morte le sue spoglie rimasero per alcuni giorni esposte alla pubblica venerazione nell’antica Cattedrale savonese, sulla collina del Priamar e venne successivamente tumulata.
Dopo pochi anni il corpo venne riesumato e collocato in una teca di vetro.
Quando l’antica Cattedrale fu distrutta dai soldati della Repubblica di Genova per fare posto all’odierna fortezza, la teca fu trasferita nel 1606 nell’attuale Cattedrale, dove ancora oggi si trova ed è ben visibile nella cappella di S. Stefano.
Le spoglie di Ottaviano furono portate in processione per le vie della città nel 1657 in occasione dell’epidemia di peste e nel 1835 in ringraziamento della scampata epidemia di colera.
Di questo evento c’è una significativa documentazione pittorica: un quadro, collocato nella sacrestia della Cattedrale, che raffigura proprio questo momento di devozione popolare, dove si vede la gente che, attraverso le vie della città,  porta in processione l’urna contenente le spoglie del Beato.
La beatificazione di Ottaviano risale al 1783.

Nei prossimi articoli cercheremo di avvicinare meglio e con maggior dettaglio la storia di questo vescovo savonese, che ha lasciato un’importante traccia della sua presenza di pastore.

Beato Ottaviano 1.

Sul monumentale altare della cappella della Misericordia, ai lati della statua della Madonna di Misericordia, è possibile vedere due bassorilievi in marmo raffiguranti due figure particolarmente importanti per la storia della Chiesa savonese. Si tratta di Papa Pio VII (alla destra di chi osserva) e del Beato Ottaviano, vescovo di Savona (a sinistra).
Due persone che hanno segnato, in tempi lontanissimi tra loro, la storia della città e della Chiesa savonese. Persone lontane nel tempo, senza dubbio, ma accomunate tra loro da molti elementi: ne sottolineiamo uno, in modo particolare: entrambi erano monaci benedettini e furono chiamati dalla clausura della loro vita monastica a prestare un servizio pastorale che, per uno, ha significato essere vescovo di Savona e per l’altro essere Vescovo di Roma, pastore della Chiesa universale.
Il prossimo 3 agosto si celebrerà, secondo la consuetudine, la memoria liturgica del beato Ottaviano; ci sembra cosa opportuna andare incontro a questa celebrazione fornendo qualche elemento di conoscenza di questa figura particolarmente significativa.

Per introdurre questa esposizione, diciamo che Ottaviano studiò a Pavia ed emise i voti religiosi nell’Ordine di San Benedetto presso il monastero di San Pietro in Ciel d’Oro.
Il monastero di San Pietro in Ciel d’Oro in Pavia, situato accanto alla omonima basilica, fu uno dei più importanti monasteri maschili pavesi.
Ma c’è un’ulteriore curiosità da evidenziare: la basilica, appena citata, aveva accolto le spoglie di San’Agostino.
La tradizione vuole che la basilica sia stata fondata dal re longobardo Liutprando, proprio per ospitare le spoglie di Sant’Agostino, comprate in Sardegna da pirati saraceni, che le avevano trafugate da Ippona, attualmente in Algeria.

Un brevissimo flash, dunque, che stabilisce in qualche maniera una relazione tra alcune “figure” che, nella nostra Cattedrale, hanno segni di presenza particolarmente significativi: Agostino, Ottaviano e Barnaba Chiaramonti (Pio VII). Complessità e ricchezza della storia che ci piace scoprire e gustare.