Crocifisso marmoreo

La croce, scolpita su entrambi i lati e ricavata da un unico blocco, é attualmente collocata presso la controfacciata, sopra un grosso basamento marmoreo non originale.
La parte frontale del crocifisso è bordata da un fregio continuo a nastri, palmette e grappoli d’uva (presente anche sulla parte posteriore) arricchito da conchiglie; la superficie laterale compresa tra i due fregi presenta un motivo formante un fascio di fiori e foglie di alloro con l’apice rivolto verso il basso.
Sulla parte frontale è scolpito, ad altorilievo, il Cristo crocifisso, che risalta sulla croce sottostante per il candore del marmo più levigato: la testa coronata di spine ricade sulla spalla destra, i capelli scendono a boccoli ai lati del viso minuziosamente descritto, il perizoma annodato sul fianco sinistro aderisce alle gambe con un fitto drappeggio caratterizzato da profonde increspature parallele.
Sotto il suppedaneo è scolpito uno scudo (mancante della parte inferiore e dello stemma o emblema che doveva originariamente contenere). Sopra il Cristo è un cartiglio recante l’iscrizione INRI in lettere capitali. L’immagine è corredata, alle estremità del braccio trasversale, dalle figurette oggi acefale dell’Arcangelo Gabriele e della Vergine Annunciata; in alto, un pellicano (simbolo del sacrificio di Cristo), anch’esso mutilato della testa, si erge con il suo piccolo sul nido ed é sovrastato da una conchiglia.
La parte posteriore del crocifisso presenta la figura intera e quasi a tuttotondo della Madonna con il Bambino. La Vergine è fasciata dal manto che aderisce alla veste facendo risaltare la volumetria del corpo, la postura delle gambe e la lieve flessione del ginocchio destro; il drappeggio leggero fermato sul fianco sinistro, da cui scende con onde regolari, crea sul davanti fasci di pieghe fitte e sottili che si allentano nella parte inferiore.
Nei capicroce sono scolpiti i simboli degli Evangelisti: procedendo in senso orario dall’alto, l’aquila di San Giovanni, il toro di San Luca, il leone alato di San Marco e l’angelo di San Matteo.
L’opera ci è pervenuta con significativi segni di fratture.

Nella sua descrizione cinquecentesca dell’antica Cattedrale, Ottobuono Giordano fa menzione di un “grande crucefisso con lo ornamento”, stimato 150 scudi, nell’ambito di un elenco di arredi di cui é specificato il valore e che in seguito, nelle memorie seicentesche del Verzellino, vengono riferiti alla committenza del cardinale Giuliano Della Rovere durante il suo episcopato savonese.
E’ forse possibile che, concordemente alla tradizione locale, tali fugaci cenni siano da riferirsi a questa croce ma secondo la Fusconi (1977), il crocifisso menzionato dal Giordano é identificabile con quest’opera “solo in via assai ipotetica” e Zanelli (2000), non esclude la possibilità di una provenienza da un altro complesso religioso della città, come la chiesa di S. Francesco.
L’opera fu collocata nel Duomo nuovo dopo essere stata presso il ponte “dello Sbarro”, al principio della strada per il Santuario di N. S. di Misericordia, fino al 1809  e poi dal 1812, lungo la salita “della Tagliata”.
Nel 1881 Bertolotto informava che la croce era stata trasferita in Duomo “da pochi anni”.

Bibliografia:
AA.VV., cura di Giovanna Rotondi Terminiello, “UN’ISOLA DI DEVOZIONE A SAVONA, il complesso monumentale della cattedrale dell’Assunta”, Marco Sabatelli Editore, Savona, 2002.