La-cappella-delle-anime

5^cappella destra

La grandiosa cappella del transetto di destra, detta comunemente Cappella delle Anime, offre spunti per una ricca riflessione sul tema della morte e, soprattutto, su quello del trionfo della vita sulla morte.
Innanzitutto appare in tutta evidenza il grande crocifisso al di sopra del quale c’è un cartiglio con la seguente scritta: “Salus populi ego sum” (Io sono la salvezza del popolo). Questa è la chiave di lettura di tutti gli elementi presenti nella cappella: Gesù, morto in croce per noi, è la salvezza, la vita per l’umanità.
Sulle pareti laterali campeggiano due grandi affreschi di L. Quarenghi: a sinistra, la Risurrezione del figlio della vedova di Nain (cfr. Lc. 7, 11-17) e a destra la Sepoltura di Mosé. Quest’ultimo, in realtà, non descrive il triste gesto della sepoltura di un cadavere, bensì mette in evidenza Mosé che, come addormentato, viene portato in Cielo da una ricca scorta di angeli. Un tema glorioso e assai più sereno, addirittura gioioso rispetto al tema della morte e della sepoltura di un morto. Questa è la prospettiva cristiana davanti alla morte.

Osservando il monumentale altare marmoreo seicentesco, detto altare dei morti, opera di A. Luciani, si possono notare, alla base dell’altare, alcuni scheletri umani (allegoria della morte), realizzati con estrema cura e dettaglio anatomico.
E’ sorprendente come siano disposti in modo plastico e molto dinamico (alcuni hanno le mani giunte in preghiera, altri due, ai lati del cartiglio, sono in posizione quasi di danza), quasi una coreografia volta a significare che la realtà della morte corporale (scheletri) non toglie la vita spirituale dell’uomo, il quale continua a vivere, a pregare e, si potrebbe dire, a “danzare” in vista dell’incontro gioioso con Cristo. C’è dinamismo in questa scena, che parla di morte ma soprattutto di vita.
A conforto di questa concezione della vita oltre la morte corporale, sta proprio la citazione biblica collocata al centro del paliotto, in un medaglione affiancato plasticamente da due scheletri. Trattasi della citazione di un passo del secondo libro dei Maccabei che costituisce il fondamento biblico  delle preghiere di suffragio per i defunti. Così recita il testo: Sancta et salutaris cogitatio est pro defunti exorare ut a peccatis salvantur ( E’ cosa santa e fonte di salvezza la considerazione di pregare per i defunti affinché siano assolti dai propri peccati. 2Mac. 12, 45).

Questo tema biblico e teologico trova il suo sviluppo dottrinale nel tema del Purgatorio che, secondo la dottrina della Chiesa, è la condizione provvisoria in cui vivono le anime di coloro che, per accedere definitivamente alla pienezza della gloria del Paradiso, hanno bisogno di un periodo di purificazione.
Tema che viene ripreso dal rilievo marmoreo delle “anime purganti” collocato nel timpano curvilineo dell’ancona; timpano che é spezzato da un’ampia raggiera con una corona di angeli intorno, al cui centro sta il simbolo della SS. Trinità.
Sugli estradossi del timpano si ergono due grandi statue: a sinistra la Fede (con il calice), a destra la Speranza (con l’ancora): le due virtù teologali che sostengono il cammino del credente. La fede in Cristo, che ha dato il suo sangue per noi (il calice) e la speranza, cioè l’attesa del compimento delle promesse salvifiche di Dio.

Anche in questa meravigliosa cappella delle anime, come in tutta la Cattedrale, le strutture architettoniche invitano il fedele a guardare verso l’alto: si parte dal basso, cioè dall’esperienza della morte corporale, per innalzarsi, attraverso Gesù Cristo, alla gloria della Trinità in Paradiso nel quale sono attesi tutti i figli di Dio.