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Lettera pastorale 18.

Mons. Vescovo conclude la seconda parte della lettera pastorale con queste parole: “Perché uscire chiede il coraggio del cambiamento“.
Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione” (EG 27).
Fa sua la prospettiva ecclesiologica di Papa Francesco che cita espressamente dalla Evangelii Gaudium.

E’ da notare come il Papa sottolinei la necessità e il coraggio di un cambiamento in ordine alle consuetudini, agli stili, agli orari, al linguaggio e ad ogni struttura ecclesiale: tutti elementi che costituiscono non il nocciolo dogmatico del messaggio evangelico (che in se stesso è immutabile), bensì i suoi modi, le sue occasioni per venire a contatto con le persone.

E’ sottinteso che le modalità di annuncio del Vangelo devono essere chiaramente e coerentemente espressive del contenuto autentico del Vangelo di Gesù Cristo: non devono essere messaggeri depistanti, distraenti, approssimativi o, peggio, distorti rispetto a quello che è il contenuto autentico della Parola del Signore.
Ciò richiede sempre attenzione, formazione, confronto personale ed ecclesiale, conversione quotidiana.
Infine, l’attività apostolica della Chiesa non ha come suo scopo l’autoconservazione bensì la missione rivolta a tutto il mondo, anche a rischio di “ferirsi”, di “sporcarsi”, di “rimetterci” in prima persona.