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Lettera pastorale 33.

L’attualità della fede” è il titolo del secondo paragrafo del terzo capitolo della lettera pastorale. Un’altra caratteristica, un’altra dimensione dell’esperienza di fede.
Per descrivere questa dimensione della fede, Mons. Vescovo cita alcuni passaggi della Costituzione dogmatica “Dei Verbum” (documento del Concilio Ecumenico Vaticano II, dedicato al tema della divina Rivelazione).
Nel dare una definizione dell’esperienza del credere, Mons. Vescovo scrive: “Credere non è innanzi tutto adesione intellettuale ad un catalogo di verità preconfezionate. E’ l’atto col quale «l’uomo si abbandona tutto a Dio liberamente, prestando il pieno ossequio dell’intelletto e della volontà a Dio che rivela, e assentendo volontariamente alla rivelazione data da lui»” (DV 5).
E aggiunge:“Con questa rivelazione infatti Dio invisibile nel suo immenso amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con sé” (DV 2).

Da queste affermazioni si ricava, innanzitutto, che l’esperienza di fede non può essere ridotta ad una semplice conoscenza intellettuale di alcune verità, verso le quali esprimere l’ossequio dell’intelligenza.
Conoscere intellettualmente la Verità non è sufficiente per poter affermare di vivere nella Verità (e non è neppure sufficiente per conseguire la Salvezza).
Così come conoscere intellettualmente una persona non significa amare quella persona, avere con lei un rapporto vitale, reale, continuo, profondo.
L’adesione puramente intellettuale a qualcosa ma soprattutto a qualcuno non dice ancora un rapporto completo e significativo con quella cosa o con quella persona. Occorre di più; occorre qualcosa che determini ed esprima un legame personale, coinvolgente e pieno con la realtà che ci sta di fronte.

L’atteggiamento della fede non è quello di chi si mette davanti alla vetrina di un gioielliere per guardare un oggetto prezioso esposto, limitandosi a guardarlo e a desiderarlo; è invece l’atteggiamento di chi entra nel negozio, si avvicina realmente all’oggetto, chiedendo ulteriori informazioni, prendendolo tra le mani, osservandolo, desiderandolo ancora di più e decidendo di acquistarlo (costi quello che costi!) per tenerlo con sé, sempre, portandolo nella propria vita.
Come un orologio, che resta al polso ogni giorno, per lunghi anni e la sua compagnia segna un’infinità di momenti dell’esistenza: momenti di piccola dimensione quotidiana e momenti di straordinaria importanza; momenti piccoli e frequenti, momenti rari ma molto grandi.
A tale proposito, possiamo richiamare la parabola della perla preziosa, per la quale il mercante vende tutti i suoi averi per acquistarla; oppure la parabola del tesoro nel campo: l’uomo che lo ha trovato lo nasconde di nuovo (perché nessuno glielo porti via) e, pieno di gioia, vende tutto quello che ha e compra il campo (cfr. Matteo 13,44-52).

L’esperienza di fede non si esprime nello “stare di fronte” a qualcosa o a qualcuno, ma nel “mettersi con” quella persona, anzi nel permettere ad essa di entrare nella mia vita e di rimanerci, a suo agio e a mio conforto e sostegno.

Ancora un’immagine tratta dall’esperienza dell’amore tra uomo e donna: conoscere intellettualmente la donna o l’uomo che fa vibrare il mio cuore non mi può bastare; ho bisogno di avere con me quella persona, sempre; ho bisogno di stabilire con essa un contatto non solo intellettuale ma anche fisico, emotivo che ci unisce e che scalda la vita di entrambi, accendendo in noi un continuo desiderio di essere l’uno per l’altra.
E’ evidente che tutto questo non ha nulla a che vedere con una fede intesa come conoscenza di un catalogo di belle parole; fossero anche divine!