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Lettera pastorale 35.

Scrive Mons. Vescovo: “L’atto della fede esprime e alimenta (tipicamente nell’esperienza liturgica) la fede in atto, e manifesta la sua perenne attualità.
Non si tratta d’inventare una fede alla moda o “al passo coi tempi”. Anzi, rispetto alle logiche mondane esiste una inattualità della fede alla quale non possiamo proprio rinunciare!

L’attualità dell’esperienza di fede non consiste nel conformarsi alla mentalità e alle mode del tempo ma nella capacità di incarnarsi nella realtà e nel tempo conservando intatta la propria inalterabile natura di adesione piena al Vangelo di Cristo.
In questa adesione consiste la sua sempre viva attualità, la sua capacità di entrare sempre nella storia, in qualunque suo ambito ed esperienza.
Le mode del pensiero, della cultura, dell’essere e dell’agire sono fatti effimeri, che durano poco e poi svaniscono; non possono costituire terreno solido per costruirvi sopra una vera e piena esperienza di vita.
La fede in Gesù Cristo, invece, è roccia sempre valida, stabile, consistente: su di essa si può costruire l’esistenza di ogni uomo, ovunque essa si esprima nella storia dell’umanità.
Il cristiano non deve cercare un vestito per la propria fede, ma deve vestire la propria vita con la fede.
Inoltre, soltanto una realtà che superi i limiti del tempo può essere sempre attuale; soltanto l’eterno è in grado di avvolgere, contenere, dare significato a qualunque momento della storia, non il contrario. E l’eterno sempre attuale ha un nome: Gesù.
Concludendo questo breve paragrafo, Mons. Vescovo scrive: “Si tratta (…)di ritrovare la contemporaneità di Gesù, come scrive Kierkegaard, con parole molto belle, in forma di preghiera. «Ma fin quando esiste un credente, bisogna ch’egli, per essere divenuto tale, sia stato e, come credente, sia contemporaneo della sua presenza come i primi contemporanei; questa contemporaneità è la condizione della fede o più esattamente è la definizione della fede. Signore Gesù Cristo, fa’ che a questo modo possiamo diventare tuoi contemporanei così da vederti nella tua vera figura … come sei e come fosti e come sarai fino al tuo ritorno nella gloria, il segno dello scandalo e l’oggetto della fede, l’uomo umile e tuttavia salvatore, venuto sulla terra per amore, per cercare quelli che erano perduti, per soffrire e morire »”.