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Lettera pastorale 36.

Un ambito specifico nel quale urge l’impegno della pastorale diocesana per una attualizzazione dell’esperienza di fede, viene individuato da Mons. Vescovo nel mondo giovanile.
Egli attribuisce ai giovani la qualifica di “cercatori di Dio” e, a sostegno di ciò, propone una breve analisi sociologica del mondo giovanile.
La ricerca sociologica più avvertita indica una forbice sempre più grande tra la sete di senso che attraversa il mondo giovanile e la proposta pastorale della Chiesa, avvertita dai giovani come distante, incomprensibile, non attuale, in particolare (ma non solo) per quanto attiene la morale sessuale”.
C’è una contrapposizione o, quanto meno, una grosso divario tra le profonde necessità dei giovani e la proposta di fede che la Chiesa offre loro: da una parte c’è il bisogno essenziale di comprendere la propria esistenza, il suo significato profondo e quindi la possibilità di viverla in modo pieno; dall’altra parte c’è una proposta pastorale della Chiesa che risulta molto distante dai giovani, addirittura incomprensibile e non attuale.

Non si può, in questa sede, svolgere un’analisi accurata del fenomeno e neppure la lettera pastorale lo fa (e non potrebbe essere altrimenti); tuttavia Mons. Vescovo indica con precisione l’obiettivo da perseguire, la qualità dello sforzo che l’attività pastorale diocesana deve compiere a favore dei giovani:
Aiutare adolescenti e giovani a scoprire Gesù (non come un grande del passato o un modello morale, ma) come il Vivente, attuale e contemporaneo alla loro vita, costituisce allora il primo, fondamentale compito di una pastorale giovanile”.

E’ la missione fondamentale della Chiesa fare incontrare Gesù Cristo ad ogni persona; fare incontrare e conoscere non un’icona, una idea, un progetto … bensì una persona: una persona viva e operante nell’attualità di ciascuno. Una persona con la quale si può entrare in relazione e che merita di essere conosciuta, perché l’unica in grado di dare un senso pieno all’esistenza di ciascuno.