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Lettera pastorale 46.

Per chiudere il paragrafo dedicato a “La semplicità della fede”, Mons. Vescovo sottolinea con forza il primato del Vangelo nella vita del credente e l’importanza della preghiera come via da percorrere per una continua scoperta della ricchezza e della potenza della Parola di Dio.

Il Vescovo fa sue, citandole, le parole che Papa Francesco ha scritto nella Evangelii gaudium: “La Parola ha in sé una potenzialità che non possiamo prevedere. Il Vangelo parla di un seme che, una volta seminato, cresce da sé anche quando l’agricoltore dorme. La Chiesa deve accettare questa libertà inafferrabile della Parola, che è efficace a suo modo, e in forme molto diverse, tali da sfuggire spesso le nostre previsioni e rompere i nostri schemi” (EG n. 22).

A differenza delle parole umane che spesso, appena pronunciate, hanno già esaurito la loro vitalità ed efficacia, la Parola di Dio ha in sé una potenza che la rende sempre efficace, operosa e operante, anche quando tutto sembra fermo e improduttivo (l’immagine dell’agricoltore che dorme).
Una volta seminata, cioè una volta che questa Parola entra nella Storia, comincia a produrre i suoi potenti effetti: come la pioggia e la neve, che scendono dal cielo per dare vita alla terra; non tornano al cielo senza prima avere prodotto gli effetti per i quali sono state mandate.
La Parola è Gesù: il seme che seminato (inserito/incarnato nell’Umanità) muore, marcisce e genera vita eterna per la salvezza del mondo.
Gesù morto in croce genera la Salvezza per l’Umanità.

Questa potenza divina della Parola è inafferrabile, incontenibile; nessuno può limitarla, non solo quanto alla sua forza ma anche quanto al suo modo di esprimersi.
Essa, infatti, si esprime in forme molto diverse, cangianti secondo la fantasia irrefrenabile della Sapienza e della Misericordia di Dio.
E’ così potente e così varia da risultare sorprendente, spiazzante, capace di sfuggire alle nostre miopi previsioni e ai nostri rattrappiti schemi di comportamento.
Questa è la nostra fortuna: non abbiamo a che fare con una parola di politicante, di sognatore, di affabulatore la cui efficacia dura quanto il tempo di una campagna elettorale; abbiamo di fronte, anzi, dentro di noi una potenza divina che non smette di amarci e di salvarci nonostante i nostri limiti e la nostra lentezza o inerzia cronica.