Vescovo-orchidea

Lettera pastorale 56.

«Tu sei bellezza”, canta San Francesco nelle Lodi di Dio altissimo, ma noi lo abbiamo un po’ dimenticato, e ci siamo invece abituati a pensare Dio nell’ottica della potenza, della giustizia e del miracolo che “aggiusta” le situazioni.
Ritrovare il filo d’oro della bellezza, che attraversa le Scritture Sante dal Genesi all’Apocalisse, potrà ridare scioltezza ed entusiasmo (divina ispirazione, secondo l’etimologia greca) all’avventura cristiana. Ma quale bellezza?»

Inizia così il quarto paragrafo del terzo capitolo della lettera pastorale.
E’ un invito a prendere in considerazione uno degli aspetti fondamentali che caratterizzano la natura divina e quindi l’esperienza della fede: la bellezza.
Forse è la prima caratteristica che Dio rivela di se stesso, almeno seguendo l’ordine con cui sono disposti i libri della Sacra Scrittura: attraverso la creazione Dio si manifesta come colui che è bello e che genera bellezza.
Anche se storicamente l’esperienza decisiva per Israele nel suo incontro con Dio è stata la liberazione dalla schiavitù d’Egitto, in occasione della quale gli Israeliti hanno conosciuto la potenza incontenibile di Dio, l’ordine canonico dei Libri Sacri ci offre una riflessione teologica che parla certamente di potenza creatrice ma che si manifesta nella bellezza del creato.
In un cantico del profeta Isaia si legge:
Poiché così dice il Signore, che ha creato i cieli;
egli, il Dio che ha plasmato e fatto la terra
e l’ha resa stabile;
l’ha creata non come orrida regione,
ma l’ha plasmata perché fosse abitata.
(…)Non ho detto alla discendenza di Giacobbe:
Cercatemi in un’orrida regione! (Is 45, 15-26 ).

La bellezza del creato è motivo di gioia e di contemplazione per San Francesco di Assisi, che non può fare a meno di esprimere anche poeticamente le vibrazioni spirituali che in lui si accendono osservando la natura (cfr. “Cantico di frate sole”).
Come osserva Mons. Vescovo, ci siamo abituati a pensare Dio nell’ottica della potenza, della giustizia e del miracolo, trascurando il fatto che Dio è bellezza perfetta e infinita, che merita di essere contemplata, gustata, celebrata.
La bellezza è quella dimensione dell’essere che, con particolare efficacia, induce alla contemplazione, all’abbandono sereno e gioioso in ciò che è armonia perfetta e fonte di una pace profonda e desiderabile sopra ogni cosa.
Allora è giusto domandarsi: “Ma quale bellezza?