Vescovo-orchidea

Lettera pastorale 58.

La prima citazione biblica proposta da Mons. Vescovo è relativa all’episodio dell’incontro tra il profeta Elia e il Signore Dio sul monte Oreb (I Re 19,11), “quando «il Signore passò e si fece incontrare dal profeta stanco non già nella bellezza impetuosa e aggressiva del vento, del terremoto e del fuoco, ma nel “sussurro di una brezza leggera». Ecco la bellezza di Dio: una brezza leggera! Una bellezza “discreta” e non invadente, che solo sensori attenti sono capaci di riconoscere. Un sussurro. Perché – sermo Spiritus in aure cordis silenter sonat -, la voce dello Spirito risuona silenziosamente all’orecchio del cuore (San Gregorio Magno)“.

Questo episodio è quanto mai significativo e rivelatore di ciò che Dio gradisce, in modo particolare, che si conosca di Lui: la sua dolcezza, la sua delicatezza.
Certamente Egli è onnipotente (vento impetuoso, terremoto, fuoco) ma soprattutto Egli è buono, mite, gentile con l’uomo. La Sua misericordia, la Sua tenerezza paterna sono i primi doni che ha manifestato all’uomo fin dal momento della sua creazione.
La Sua potenza creatrice era ed è a servizio dell’uomo, per onorarlo, per farlo e vederlo felice.
Questa onnipotenza, con capacità distruttrice, si è manifestata solo dopo che il peccato ha fatto irruzione nel creato, servendosi della debolezza dell’uomo e inducendolo a schierarsi contro il suo Creatore. Ma in principio non era così. In principio Dio si è manifestato nella sua infinita bontà, nella sua infinita potenza che ha creato belle e buone tutte le cose e, tra tutte, il Suo capolavoro: l’uomo, fatto a Sua immagine e somiglianza.

Se l’uomo si limita a riconoscere la potenza di Dio, la sua sovranità su ogni elemento del creato, conoscenza dalla quale scaturisce quasi esclusivamente la paura di tanta grandezza, allora è ancora lontano dal poter dire di avere incontrato e conosciuto Dio.
Solo quando sente e scopre la dolcezza di Dio, la Sua delicatezza, il Suo amore infinito per l’uomo, allora tale conoscenza è autentica e produce frutti di pace e di felicità per tutti.

Questa bellezza, la sua scoperta, richiede un animo sensibile, attento, capace di riconoscere la delicatezza di Dio attraverso segni semplici, umili, gentili: così come un vero amante riconosce la propria amata nella quiete serena di gesti semplici, di sguardi intensi e discreti, di parole appena pronunciate che aprono la via ad una intimità profonda e totale.