Vescovo-orchidea

Lettera pastorale 59.

La seconda citazione biblica riguarda la Trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor.
«Di nuovo i sensi saranno coinvolti, la vista che diventa capace di vedere l’invisibile, e l’udito, in ascolto della voce di Dio (cfr. Mc 9,2-8 e par.): al centro dell’icona, Gesù, annunciato dal salmo (45,3) come il più bello tra i figli dell’uomo. Sarà Pietro a gridare di gioia: “è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne”».

Anche in questo episodio ci troviamo su un monte, luogo privilegiato nella Sacra Scrittura per indicare l’avvicinarsi spirituale ma anche fisico tra Dio e l’uomo.
Sul monte Dio si fa incontrare, sul monte Dio convoca il suo popolo, il suo profeta Mosè per farsi conoscere, per manifestarsi, per disvelarsi.
Sul Tabor Gesù manifesta la sua gloria divina e ciò produce nei suoi discepoli uno stato emotivo di grande gioia, di stupore, di incanto, di sorpresa per la bellezza di ciò che vedono.
E’ tale lo stupore e il piacere, che Pietro farnetica alcune frasi, senza sapere esattamente cosa dice.
L’unico senso delle sue parole è il desiderio di godere stabilmente di tanta bellezza incantevole: una bellezza da contemplare, che non stanca e che non spaventa; una bellezza che dà profonda pace al cuore.

Pietro Giacomo e Giovanni vedono il più bello tra i figli dell’uomo.
Da notare: qui non si parla di bontà ma di bellezza. Gesù è il “bel pastore” (traduzione più corretta che non “il buon pastore”).
La bellezza è perfetta armonia che include in sé ogni valore, ogni ricchezza autentica quindi, innanzitutto, la bontà.
“E’ bello per noi stare qui!” La bellezza di Gesù si comunica immediatamente ai discepoli, diventa loro patrimonio personale e loro massima aspirazione di vita.
Tutto il resto non conta più, perché non c’è nulla di così bello né di così desiderabile al di fuori di Gesù.
San Filippo Neri diceva “Vanità di vanità: tutto è vanità, tranne che in Cristo”.