Concretezza

Lettera pastorale 72.

Mons. Vescovo mette in guardia da un rischio che tocca molto spesso le nostre comunità parrocchiali: “Il rischio certo è quello dell’attivismo”.
Egli osserva che, a fronte di una sempre minore disponibilità di persone a svolgere servizi alla comunità (i cc.dd.“operatori pastorali” come catechisti, animatori dei gruppi giovanili …), “sembriamo talvolta formichine in perenne movimento, e facciamo esperienza di stanchezza e aridità”.
L’operosità delle formiche è una cosa meravigliosa e sorprendente, perfino affascinante; tuttavia l’uomo e quindi la Chiesa non hanno solo bisogno di lavorare intensamente per sopravvivere ma hanno esigenze più elevate, consone all’altissima dignità dell’uomo che “non vive di solo pane ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.
L’attivismo (che è l’esasperazione dell’attività a scapito della dimensione contemplativa, cioè dell’incontro intimo e personale con Dio) penalizza questa dimensione di intimità con Dio, con la Sua parola, con i doni dello Spirito Santo.
Se le comunità cristiane (parrocchie, associazioni, movimenti, diocesi) si riducono ad essere macchine bene amministrate, organizzate, produttive di servizi e non animate da Qualcosa di più, inevitabilmente fanno esperienza di stanchezza, di frustrazione e, soprattutto, di aridità spirituale che è l’anticamera del tradimento della missione evangelica della Chiesa.

C’è un’espressione napoletana molto interessante “Facimme ammuina” che appartiene, niente meno, che ad un articolo del Regolamento della Regia Marina del Regno delle due Sicilie del 1841. Così dice il testo:
All’ordine “Faccite ammuina” tutti chilli che stanno a prora, vann’a poppa e chilli che stann’a poppa vann’a propra; chilli che stann’a dritta vann’a sinistra e chilli che stann’a sinistra vann’a dritta; tutti chilli che stanno abbascio vann’ncoppa e chilli che stann’n coppa vann’abbascio passsan’ tutti p’o stesso pertuso; chi nun tiene nient’a ffa, s’arremeni a ‘cca e a ‘lla”.
Si aggiunge una postilla: “Da usare in occasione di visite a bordo delle Alte Autorità del Regno”.

Sembra una comica, ricca di tutta la geniale vivacità espressiva partenopea.
Ma … non sarà che a volte questa “stramberia napoletana” descrive bene certe nostre comunità tanto impegnate!?
Non sarà che a volte descrive pure certi modi di concepire e preparare le visite pastorali, in occasione delle quali vogliamo mostrare ai nostri vescovi più di quello che siamo?
Ecco perché il nostro vescovo ha impostato la sua visita pastorale alla Diocesi con criteri che vogliono escludere e scongiurare mostre inutili di efficienza e organizzazione, bensì cogliere la realtà nella sua concretezza: anche povera ma autentica!