Concretezza

Lettera pastorale 75.

Per concludere questo paragrafo sulla concretezza della fede, individuando un ambito operativo nel quale essa possa manifestarsi, Mons. Vescovo fa riferimento alla carità.
Parlando di testimonianza della carità, scrive: “Non esiste ambito della vita dove possa esistere una fede non concreta, ma la testimonianza della carità è certo dimensione trasversale a tutta l’esistenza credente”.

Ogni ambito della vita di ciascuno è luogo privilegiato nel quale la fede può e deve concretizzarsi, manifestarsi, farsi riconoscibile. Ma certamente la testimonianza della carità è una dimensione che, nelle sue infinite forme di sollecitudine e di operosa fraternità, segna di sé ogni angolo della nostra esistenza quotidiana.
Il contesto in cui Mons. Vescovo colloca il valore della carità è quello dell’aiuto ai più poveri, ai più deboli, come si evince chiaramente dal testo di quest’ultimo paragrafo.
Egli infatti elenca una serie di attività e di istituzioni diocesane che, facendo riferimento alla “Caritas”, esprimono in modo concreto e organizzato diversi ambiti di attenzione ai più poveri.

A questo elenco Mons. Vescovo fa seguire una serie di sottolineature, sollecitazioni che gli stanno particolarmente a cuore:
Aggiungo solo alcune attenzioni, che dovremo sempre più avere:
– enfatizzare la funzione pedagogica della Caritas e coinvolgere e far nascere le Caritas parrocchiali;
– aiutare anche i ragazzi e i giovani a impegnarsi in servizi di carità adeguati a loro;
– porre gesti di carità che “profumano di gratuità”, e non siano semplicemente opera di supplenza;
– aprirsi a gesti condivisi con persone di altre fedi o di nessuna fede: “il modo migliore di dialogare non è quello di parlare e discutere, ma quello di fare qualcosa insieme … Non da soli, tra cattolici, ma insieme a tutti coloro che hanno buona volontà” (10)”.