Testimonianza w

Lettera pastorale 87.

Quali caratteristiche deve avere la testimonianza della fede?
Mons. Vescovo parla di “dolcezza, rispetto, retta coscienza e passione”. Cosa significa?
La dolcezza si contrappone non solo alla durezza e alla grettezza di un certo modo di esprimere se stessi e quindi anche la fede ma si contrappone ad una severità intollerante che sa più di fanatismo religioso che di vera esperienza di fede.
Ci sono persone (preti e laici) che, in forza della loro intensa e presunta autentica esperienza di fede, si sentono maestri autorevoli (e spesso autoritari) di spiritualità: severi direttori di coscienze, incapaci di comprendere le difficoltà, le fatiche, la fragilità di coloro che sono alla ricerca di Gesù Cristo attraverso le vicende quotidiane, molte volte dolorose, della loro vita.
L’esperienza di fede, se autentica, porta alla comprensione, alla sopportazione (= portare sopra di sé i pesi che affaticano il prossimo), alla giustificazione, alla difesa e tutela di quel po’ di bene che è acceso o si sta accendendo in una coscienza.

Santa Teresa di Lisieux diceva che la giustizia di Dio è bellissima e desiderabile perché “tiene conto delle nostre debolezze”.
L’incontro con il Dio della Misericordia può portare a uno stile di vita e di testimonianza che non sia impregnato di dolcezza? Certamente no.
Perfino la psicologia popolare tiene in massima considerazione la dolcezza come strumento per ottenere il meglio in ogni situazione, quando dice “Si ottiene di più con un cucchiaino di zucchero che con un barile di aceto”!

La dolcezza non deve essere sdolcinatura: degenerazione che puzza di fanatismo in una direzione opposta a quella della intransigenza (sempre puzza è!).
Le smancerie creano altre forme di falsa religiosità e allontanano da Dio.
Guardiamo a Gesù per avere un’idea della dolcezza divina: guardiamolo nel momento in cui nasce a Betlemme, quando perdona l’adultera, quando guarisce il lebbroso e quando muore in croce. Guardiamolo in tutta la sua vita terrena che i Vangeli ci tramandano e vedremo come in lui non ci sono mai smancerie né intransigenza verso i peccatori.
“Prendete esempio da me, che sono mite e umile di cuore”.