Testimonianza w

Lettera pastorale 94.

Per concludere la sua lettera pastorale, nel quarto capitolo, Mons. Vescovo cita un testo che appartiene al teologo canadese Jean Tillard (recentemente scomparso al’età di 73 anni)che riportiamo per intero.

“Siamo gli ultimi cristiani? Siamo certamente gli ultimi di tutto uno stile di cristianesimo. Non siamo gli ultimi cristiani. Permettetemi di concludere questo messaggio con un’immagine.
Esiste, nella flora di Saint-Pierre-et-Miquelon dove sono nato, una pianta di cui tutti laggiù conoscono il nome latino sia al singolare che al plurale, un polygonium, dei polygonia. Perché? Perché è una strana pianta. Bell’arbusto ornamentale, dalle larghe foglie di un verde molto tenero e dagli steli di un rosso molto simile a quello di Vlaminck, svolge un importante ruolo ecologico: certi uccelli delle rive vi fanno il nido, gli insetti lo abitano, i piccoli roditori trovano un rifugio nelle sue radici.
Ma c’è un particolare: è una pianta ostinata.
Se avete piantato un polygonium nel vostro giardino, non riuscirete mai a sbarazzarvene. Avrete un bel zappare arrivando fino alle piccole radici terminali, versare veleno; tre o quattro anni più tardi vedrete spuntare un timido germoglio nel mezzo della vostra pianta di lamponi o tra le lastre del pavimento nel vostro cortile. Basta una piccola pianticella di rizoma rimasta nella terra perché la pianta rispunti.
Chiedendosi le ragioni di tale vitalità gli specialisti parlano di una segreta connivenza con il suolo, purificato e arricchito dai sali minerali che abbondano nelle radici del polygonium, che sembra fare di tutto per favorire la sopravvivenza della pianta. Quando penso all’avvenire della chiesa, penso ai polygonia della mia infanzia.
Li ho visti strappare mille volte; cento volte ho udito i giardinieri dirsi tra loro da un recinto all’altro: “finalmente ce l’ho fatta con il mio polygonium”; cento volte ho colto lamponi o ribes dove prima andavo ad osservare i ragni che tessevano la loro tela, ma … cento volte ho constatato che il polygonium rinasceva. La terra della mia isola, povera e spazzata dai venti dell’Atlantico che la maltrattano, ha stabilito come un’alleanza con questa pianta perché non accetta di diventare un suolo sterile.
Così, nel più profondo del suo desiderio, l’umanità ha fatto alleanza con il vangelo. Estirpatelo, un giorno, quando non ve l’aspettavate più, rinascerà. Perché l’umanità non accetterà mai di essere senza speranza …
Io crederò sempre in te, anche malgrado te”.