Mercoledì di Pasqua

L’episodio dei discepoli di Emmaus (Vangelo secondo Luca), ci presenta un Signore Gesù che usa un comportamento “didattico” tutto particolare, sorprendente, affascinante e allo stesso tempo estremamente semplice.
Si avvicina ai due discepoli delusi e cammina con loro facendo finta di non sapere nulla di ciò che era appena accaduto a Gerusalemme: la Sua passione e morte!
I due compagni di viaggio addirittura lo apostrofano: “Solo tu sei straniero in Gerusalemme!”; come a dire: “ma dove vivi!?”
E Lui si fa raccontare tutto da loro, come se avesse bisogno di essere istruito dettagliatamente su un fatto di cronaca accaduto poche ore prima e che, tra l’altro, riguarda proprio la Sua persona.
Li ascolta e poi comincia a dare loro delle spiegazioni, con una lettura approfondita delle Sacre Scritture.
Quando poi arrivano a destinazione, Lui “fa come se dovesse andare oltre”: cioè fa nuovamente una finta.
I due discepoli, che evidentemente erano stati affascinati dalle sue spiegazioni, lo invitano, con insistenza, a fermarsi con loro. Accampano la scusa, peraltro plausibile, che ormai si fa sera e non è prudente mettersi per strada da soli: tanto più in quei giorni pericolosi.
Durante la cena il graditissimo e prezioso ospite non dice nulla di particolare ma fa un gesto inequivoco: spezza il pane e qui si aprono finalmente gli occhi dei due discepoli: riconoscono il Maestro. E a questo punto Lui scompare.  Sembra un gioco di “nascondino”, nel quale il Signore Gesù un po’ si nasconde, po’ si mostra e poi si nasconde nuovamente.
Lasciando ai teologi e ai biblisti le considerazioni più dotte e più importanti, da parte mia considero semplicemente che Gesù ci tratta come un genitore tratta il suo bambino: per insegnargli qualcosa di buono accende in lui la curiosità, lo attrae con il fascino degli indovinelli (ai bambini piacciono molto!) standogli accanto con la propria disponibilità ad ascoltarlo, facendo finta di avere bisogno di essere istruito da lui.
Non è una presa in giro, non è infantilismo: è pedagogia delicata, intelligente ed efficace perché non solo accende la curiosità, la voglia di sapere e di capire, ma rende protagonista colui che deve essere istruito; lo impegna in una riflessione mediante l’uso delle proprie forze intellettive e lo sostiene con la propria pazienza, esperienza e sapienza, in modo assolutamente delicato e rispettoso.
Fa sentire importante il discepolo, il quale non è un burattino in balìa di un puparo; è veramente protagonista che agisce in prima persona, con le proprie doti; fragile ma autentico, limitato ma aperto all’infinito.
E poi ancora una considerazione: questo Signore Gesù è un attore straordinario e un regista di primaria grandezza! E ai bambini piacciono tanto gli “attori” che raccontano loro storie incantevoli (li avete mai visti a bocca aperta mentre vi ascoltano in silenzio e, quando avete finito di raccontare, vi dicono “E’ già finito?” oppure ”ancora!”?)