Attentato di Rue Saint Nicaise, Natale 1800

Pio VII e Napoleone 12.

Riprendiamo il nostro percorso per scoprire qualcosa di più sui rapporti tra Pio VII e Napoleone: avremo delle “sorprese” molto interessanti.
Napoleone vede chiara la funzione della Chiesa come forza di coesione e strumento di potere nelle mani dell’imperatore; ciò va pensato anche in relazione al fatto che egli vive l’idea dell’impero avendo dinanzi ai propri occhi l’immagine del Sacro Romano Impero.
La presenza del Papa a Parigi e poi a Fontainebleau nel 1804, in vista della incoronazione imperiale  avvenuta nella Cattedrale di Notre Dame il 2 Dicembre 1804, va inquadrata anche nel contesto dell’anniversario millenario del Sacro Romano Impero.
Carlo Magno, lo ricordiamo, fu incoronato Imperatore dei Romani da Papa Leone III nella notte di Natale dell’800.
A distanza di mille anni, la notte di Natale del 1800 Napoleone, allora Primo Console di Francia, sfugge all’attentato di Rue Saint Nicaise.
La carrozza del Primo Console, diretta al Teatro dell’Opera, all’altezza di rue Saint Nicaise trovò la strada bloccata da un carretto contenente una botte e trainato solo da un cavallo.
Il cocchiere di Napoleone, un tale di nome Germani, da lui affettuosamente chiamato César nonché veterano della Campagna d’Egitto, sospettando un pericolo riuscì a superare il carretto giusto in tempo per svoltare in Rue de la Loi quando, un attimo dopo, questo esplose.
La botte era piena di polvere da sparo e chiodi che investirono e uccisero 22 persone e ne ferirono più di un centinaio.
La carrozza di Giuseppina invece, dove viaggiavano tra l’altro la figlia Ortensia e la sorella di Napoleone, Carolina si trovava fortunatamente parecchio indietro a causa di un contrattempo che fu per loro provvidenziale.
Napoleone, come era stato per Carlo Magno, vuole essere incoronato dal Papa, anche se poi, come è ben noto, si incoronerà da solo.
Ascoltiamo ancora Napoleone.
«Il giorno in cui fui incoronato, il papa mi dispensò dalla comunione pubblica, e da questa sua decisione deduco la buona fede e la sincerità in materia religiosa.
Aveva tenuto un Concistoro di cardinali al riguardo per fissare il cerimoniale; la maggioranza si era espressa affinché io facessi la pubblica comunione, sostenendo che ciò sarebbe stato di esempio per i popoli, e che occorreva che io dessi questo esempio.
Il papa, invece, temendo che io compissi quell’atto solo in rispetto formale di uno degli articoli del programma del cerimoniere imperiale, il signor de Segur, vi scorgeva il pericolo di un atto sacrilego, e vi si oppose inflessibilmente dicendo: “Non credo che Napoleone possa essere disposto alla Comunione, ma verrà il momento in cui la sua fede cattolica  dirà di farlo. In attesa, non obblighiamo la sua, né la nostra coscienza”.
Pio VII, nella sua carità cristiana, ed essendo un uomo buono, dolce e bravo, non ha mai rinunciato alla speranza che io mi confessassi, e me lo ha anche più volte ripetuto, con innocente dolcezza, mentre discorrevamo da buoni amici: prima o poi, lei lo farà, con me o con qualche altro, e vedrà quale gioia e felicità ne avrà lei stesso».