Josephine Beauharnais

Pio VII e Napoleone 13.

Aggiungiamo un particolare a questo tentativo di ricostruire l’approccio di Napoleone alla Chiesa e, in modo  particolare, ai Sacramenti.
Ricordiamo che le nozze celebrate da Napoleone con Josephine de Beauharnais (sua prima moglie) si svolsero con il solo rito civile il 9 marzo 1796.
Fu il cardinal Fesch (zio di Napoleone) a unire in matrimonio religioso l’Imperatore e Giuseppina. La celebrazione avvenne alla vigilia dell’incoronazione.
A Napoleone, in quel periodo, probabilmente la cosa non interessava se non per il fatto che in tal modo il matrimonio e l’Imperatore si sarebbero trovati perfettamente in armonia con la disciplina della Chiesa: canonicamente era tutto a posto e Napoleone avrebbe anche potuto accostarsi alla Comunione eucaristica.
Sul piano della coscienza è assai più difficile esprimere giudizi; tuttavia é molto facile dubitare della rettitudine morale di Napoleone rispetto agli insegnamenti della Chiesa.
Il Papa (Pio VII), certamente a conoscenza del tipo di vita condotta da Napoleone, preferì che il nuovo Imperatore non compisse un ulteriore atto sacrilego.
Al tempo in cui Napoleone era al potere, la religione, la Chiesa, il Papa, i Sacramenti erano da lui tenuti in considerazione solo sul piano esteriore, formale, quali strumenti di potere.

Le Conversazioni a Sant’Elena, in tutt’altro contesto politico e personale, mostrano invece come in Napoleone fosse avvenuto un cambiamento: un passaggio dalla superficie alla profondità; dalla religione alla fede.
Non c’era più il potere a inebriare il decaduto Imperatore; non più gli intrighi di corte, gli attentati alla sua vita, i pericoli della guerra ad eccitare oltremodo il suo desiderio di controllare e dominare tutto e tutti.
Ora era il tempo dell’isolamento, dell’emarginazione, dell’umiliazione di fronte al mondo.
Una spogliazione totale che stava portando Napoleone a rivedere la propria vita.