Napoleone imperatore

Pio VII e Napoleone 14.

Abbiamo sentito Napoleone esprimere giudizi addirittura di affetto devoto nei confronti di Pio VII: lo definisce “buono, dolce e bravo”, dotato di “innocente dolcezza”.
Sono parole di profonda stima pronunciate ora, a Sant’Elena, all’indirizzo di colui che di Napoleone sperimentò la forza, l’arroganza, la sete di potere, l’astuzia.
Proseguiamo nella lettura delle dichiarazioni di Napoleone.
«Intanto, il mio ascendente su di lui era tale che durante una conversazione privata gli strappai questo famoso Concordato di Fontainebleau, nel quale rinunciava al potere temporale, atto per il quale ha mostrato in seguito di temere il giudizio della storia. Infatti, si pentì subito dopo aver firmato.
Il giorno dopo la firma, era fissato un pranzo pubblico in cui saremmo intervenuti il papa e io, ma nella notte precedente il papa cadde malato, o finse. Il fatto é che, appena io lo ebbi lasciato, egli ricadde sotto l’influenza dei suoi consiglieri, che prospettarono il quadro fosco su quanto egli aveva appena firmato.
Se fossimo stati lasciati soli, ne avrei fatto ciò che volevo, e avrei potuto anche dirigere il mondo religioso con la stessa facilità con cui dirigevo quello politico.
Pio VII é, lo ribadisco, un agnello, un brav’uomo, un uomo portato al bene, che io stimo, e a cui voglio anche bene, e credo che il sentimento sia reciproco.
Infatti, non lo sentirò mai lamentarsi di me, né farmi alcuna accusa diretta o personale».
Il ricordo di Napoleone va a quel periodo della prigionia di Pio VII che si consumò a Fontainebleau dal 1812 al 1814.
E’ evidente che all’epoca l’Imperatore usava ogni possibile strategia per piegare il Papa alle proprie pretese, cioè la rinuncia al potere temporale della Chiesa.
Napoleone passò dalle lusinghe, alle forme più aggressive, alle azioni di logoramento fisico e psicologico per piegare il Papa.
L’interlocutore di Napoleone a Sant’Elena riferisce in proposito:«A proposito del papa e di tutte le cose che se ne erano dette nel mondo, Napoleone diceva di averlo trattato, nel castello di Fontainebleau, sempre con l’onore dovuto a un sovrano; che la scelta di farlo sorvegliare non era stata da lui condivisa, perché se fosse dipeso da lui… si sarebbe rifiutato sia di farlo sorvegliare e, ancor prima, di farlo trasferire in Francia.
Napoleone mi parlò quindi del papa Pio VII: «Quando il papa era in Francia, assegnai un palazzo magnifico a Fontainebleau, e 100.000 corone al mese; avevo messo a sua disposizione 15 vetture per lui e per i cardinali, anche se non uscì mai. Il papa era esausto per le calunnie in base alle quali si pretendeva che io lo avessi maltrattato, calunnie che smentì pubblicamente».