Papa Pio VII

Pio VII e Napoleone 17.

In Napoleone la voglia  di dominare la Chiesa, quale utile strumento di coesione dei popoli e quindi quale ottimo strumento per governare l’impero, si unisce comunque al fatto che egli continua ad usare verso il Papa tutto il rispetto formale possibile, riconoscendogli i titoli onorifici che gli spettava (“santissimo padre”) e ciò proprio mentre l’esercito francese occupa i territori dello Stato Pontificio.
Certamente questo era un modo per definire e dichiarare gli ambiti di competenza del Papa secondo il punto di vista napoleonico: la Chiesa ha il potere spirituale, lo Stato ha il potere temporale.
La forma esteriore, in politica, ha un’importanza decisiva.
Dietro la forma, che deve essere impeccabile, si muove la realtà delle cose che, invece, può essere diversa dalla forma e che può esprimersi con qualunque tipo di comportamento, senza esclusione di colpi: comportamenti leciti o illeciti, morali o immorali.

Parlando ancora di forma, in alcuni casi l’Imperatore usa un tono figliale verso il Papa.
Ascoltiamo un messaggio che Napoleone inviò a Pio VII durante la prigionia di Fontainebleau; siamo nel Dicembre del 1813:
«SS. Padre m’affretto a spedire un’officiale della mia casa a Vostra Santità per esprimerle la satisfazione che provai di ciò che mi fu detto dal vescovo di Nantes intorno all’ottimo stato di sua salute, che mi tenne, la scorsa estate, in grandissima ansietà.
Il nuovo soggiorno di Vostra Santità ci darà comodo di vederci, standomi grandemente a cuore di dirle che, nonostanti gli avvenimenti, io ho sempre conservato la medesima affezione per la sua persona; e spero verremo a capo d’intenderci e comporre d’accordo ogni differenza tra lo Stato e la Chiesa.
Quanto a me non desidero altro; dipenderà interamente da Vostra Santità che la speranza si avveri. Cionondimeno la prego di credere, che i sentimenti d’intera stima e di alta considerazione ch’io nutro per Lei, sono indipendenti da ogni avvenimento e circostanza. Prego Dio, SS. Padre, che la conservi ancora lunghi anni e le conceda la gloria di rassettare il governo della Chiesa, e godere lungo tempo dell’opera sua».

Parole sincere o adulazioni scritte ad arte per imbonirsi il difficile interlocutore? Chissà! Forse entrambe le cose.