Generale Miollis

Pio VII e Napoleone 18.

Ora dobbiamo parlare del rapimento del Papa da Roma.
Trattiamo l’argomento riferendoci ancora alla lettera del generale Montholon a Beauterne, già precedentemente citata.
Ecco cosa scrive Montholon:
«Il rapimento del papa fu una decisione personale del generale Miollis; Napoleone non l’aveva progettato né autorizzato (…). Gli avvenimenti precipitavano ai tempi della lotta mortale tra l’Inghilterra e la Francia; Ancona doveva essere occupata ad ogni costo.
L’Imperatore, non facendo alcun affidamento sulle richieste fatte alla Santa Sede, e preoccupato della situazione dei propri Stati in Italia, ordinò alla divisione comandata da Miollis di acquartierarsi in Ancona e di occupare militarmente le Marche e le Legazioni. (…)
La battaglia di Essling diede un momento di speranza ai nemici dell’Imperatore. In Italia, esplose l’esasperazione popolare antifrancese, e dappertutto echeggiava il grido: Morte ai Francesi!
La situazione era critica: il generale Miollis non vide altra via d’uscita che la disobbedienza agli ordini ricevuti, né recalcitrò di fronte alla spaventosa responsabilità di violare la santità del vicario di Cristo: rapì di notte il papa e lo fece condurre a Firenze. Un fulmine non avrebbe sortito un effetto più sconvolgente (…). La granduchessa di Toscana fu sconvolta dalla disobbedienza di un generale agli ordini di suo fratello Napoleone, e fu anche angosciata dalla responsabilità che sarebbe caduta su di lei se il papa fosse restato in Toscana.
Ella sollecitò in maniera frenetica il generale Miollis a trasferire il corteo verso gli Stati di Genova.
Il generale Miollis acconsentì e il papa fu trasferito a Savona.
Ma niente addolcì l’irritazione di Napoleone, perché egli comprese subito tutte le conseguenze che gli sarebbero derivate dal rapimento del papa. Ma anche i suoi propri sentimenti religiosi furono turbati, per cui in un primo tempo avrebbe voluto ordinare di riportare il papa a Roma.
All’improvviso, tuttavia, molti piani di Napoleone ricevevano dal rapimento l’impulso alla realizzazione (…). Si realizzava un piano imperscrutabile del destino, cioè che la sede papale veniva spostata dalle rive del Tevere a quelle della Senna.
Parigi sarebbe diventata la capitale dell’Impero francese e la residenza del sovrano pontefice di 80 milioni di cattolici. La potenza spirituale dei papi si sarebbe accresciuta per l’appoggio dell’onnipotenza temporale dell’Imperatore, e la Chiesa sarebbe rinata a nuova vita.
Il rapimento del papa era una fortuna per le sorti dell’Impero. Napoleone l’accettò, ed ebbe torto, ma certo é che egli non ebbe mai l’intenzione di nuocere alla santità del Capo della Chiesa; ne é prova la lettera che scrisse al vescovo di Nantes: “Signor vescovo, non si preoccupi: la mia politica é legata al rispetto del ruolo e della figura del papa. Per quanto mi riguarda, egli deve essere più potente che mai, e io intendo dargli molto più potere di quanto non potrebbe avere altrimenti”».

Andarono veramente così le cose? Questa versione del generale Montholon corrisponde esattamente alla verità dei fatti? Oppure è una lettura politica che vuole esprimere un ulteriore ossequio e devozione all’Imperatore?
Non va dimenticato che il Generale e Conte di Montholon, più ancora di altri, ha un rapporto privilegiato con Napoleone.