Letizia Ramolino

Pio VII e Napoleone 22.

Dedichiamo una parentesi doverosa a Maria Letizia Ramolino, madre di Napoleone.
Pio VII ebbe a che fare con lei in un momento delicatissimo per la vita della famiglia dell’ex imperatore di Francia.

Di famiglia italiana agiata, figlia di un ispettore generale del genio civile di Corsica, Giovanni Geronimo Ramolino e di Angela Maria Pietrasanta, si sposò a 14 anni con Carlo Maria Buonaparte (il cognome poi verrà cambiato in “Bonaparte” da Napoleone), rimanendo vedova a 34 anni.
Fu presente negli ambienti della resistenza corsa, a fianco di suo marito, durante l’annessione alla Francia nel 1768.
Conobbe la povertà quando il marito venne a mancare nel 1785. Solo dopo l’entrata alle armi di Napoleone la sua famiglia riprese un’apparente prosperità.
Fuggì dalla Corsica a causa di una rivolta nel 1793 e si rifugiò prima a Marsiglia e tre anni dopo a Parigi.
Madre di otto figli, pur essendo contenta dell’ascesa del figlio, non si era mai abbandonata a eccessive illusioni e aveva saputo conservarsi molto riservata. Quando gli altri dissipavano tesori, lei con una vita austera e semplice, accumulava denari per l’avvenire incerto, rimanendo fedele ai principi di economia dell’umile borghese di Ajaccio.
Un carattere austero come quello di Letizia mal si accordava con la stravaganza di Giuseppina di Beauharnais, che il figlio Napoleone sposò nel 1796.
Contrariamente a quanto lascia credere il famoso dipinto di Jaques Louis David, Letizia non assistette nel 1804 all’incoronazione ad imperatore di suo figlio, proprio a causa del disaccordo sul matrimonio e sull’incoronazione; per questo ebbe un grande riconoscimento nel 1805: fu insignita del titolo di Madame mère.
Vivendo lontano dalla corte, si stabilì al castello di Pont sur Seine, offertole dal figlio, risiedendo all’hotel di Brienne durante le rare visite a Parigi.
Non imparò mai la lingua francese.

La mattina del 2 agosto 1814, all’età di quasi 65 anni, abbigliata con molta semplicità, saliva sul ponte del brick inglese “Grasshoper”, ancorato a Livorno: la nave che portava Napoleone all’esilio sull’isola d’Elba.
La gentildonna, che aveva seguito il figlio in tutto il suo cammino di gloria, andava ora a sostenerlo nella sua caduta.
Sbarcata a Portoferraio al braccio di Napoleone, fu accolta trionfalmente dal popolo e dalle autorità. Prese dimora dopo alcuni giorni nella Casa Vantini, a poca distanza dalla Palazzina dei Mulini, e fu qui che abitò per tutto il tempo; qui riceveva le personalità del paese e accoglieva a pranzo l’Imperatore che soleva passare con lei le serate.
Era una vita tranquilla e relativamente serena, offuscata solo dalle notizie preoccupanti che arrivavano da Vienna. Una vita semplice che le richiamava alla mente quella condotta nella natìa Corsica.
In questo ambiente modesto, Letizia pensava a beneficiare quelli che dimostravano attaccamento e devozione al figlio: mandava soccorsi ai vecchi soldati rimasti in Francia e perseguitati per la loro fedeltà, compensava con doni generosi coloro che ogni giorno sbarcavano all’Elba dalla Corsica per offrire i propri servigi all’Imperatore ma che dovevano essere rimandati indietro.

Letizia Ramolino era una donna severa, che dedicò grande cura ai propri figli. Profondamente religiosa, già durante l’esilio di Napoleone a Sant’Elena si mise sotto la protezione del Papa (Pio VII), e nel 1815 si trasferì a Roma, abitando prima in via Giulia a Palazzo Falconieri presso il fratellastro cardinale Fesch; poi dal 1818 nel palazzo Bonaparte a Piazza Venezia.
La sua determinazione emerse anche allorché nel 1818 tentò con una lettera di fare ottenere la libertà al figlio Napoleone. Pare che lei avesse conservato, anche negli anni di maggior gloria di Napoleone, il senso della durezza e della imprevedibilità della vita, conducendo una vita modesta e ritirata.
Condusse gli ultimi anni della sua vita in ritiro e preghiera, assistita dal padre spirituale Rev. Sac. Fedele Marchianò.
Morì a Roma il 2 Febbraio 1836, all’età di 86 anni. Venne sepolta nella Cappella Imperiale di Ajaccio.