Cardinale Consalvi

Pio VII e Napoleone 23.

Per completare il ritratto inconsueto di Poi VII che abbiamo sviluppato in questi articoli, non resta che ascoltare le parole da lui stesso scritte al cardinal Consalvi (suo segretario di Stato) e riportate nel libro dei fratelli Martinengo.
Sono parole che ci fanno percepire la straordinaria grandezza di questo papa.

E ora (…) noterò che, quanto innalza il gran Pontefice Pio VII la fortezza d’animo con cui patì la quinquennale persecuzione, altrettanto lo sublima quel sentimento di magnanima pietà con cui riguardò sempre il suo vinto persecutore.
Nel soggiorno che fece a Cesena sua patria, prima del suo ingresso trionfale in Roma, Pio VII benignamente accolse il cardinale Fesch, e a lui, non men che a madama Letizia, sorella di lui e madre di Napoleone, e ai fratelli Luciano, Girolamo e Luigi, accordò pacifico soggiorno in Roma.
E quanto all’infelice esiliato di Sant’Elena, risaputo com’egli fosse con soverchia durezza trattato dagl’Inglesi, ne risentì gran pena al cuore, e ne scrisse al suo segretario di Stato il cardinale Consalvi, in data 6 ottobre 1817, una lettera, che tutta specchia la grande e bella anima sua.

«La famiglia di Napoleone avendoci fatto assapere che lo scoglio di S. Elena gli è mortale, e il povero esiliato vi si sente ad ogni istante deperire, ne provammo una pena infinita, della quale voi pure dovete essere a parte; poiché dobbiamo ricordare tutti e due che, dopo Iddio, a lui principalmente é dovuto il ristabilimento della religione in Francia.

La pia e coraggiosa iniziativa del 1811 ci ha fatto obliare e perdonare da gran tempo le offese posteriori.
Savona e Fontainebleau non furono che traviamenti di spirito, aberramenti dell’umana ambizione, mentre il Concordato fu un atto cristianamente ed eroicamente salutare.
La madre e i fratelli di Napoleone fanno appello alla nostra misericordia e generosità, e noi pensiamo sia giusto il corrispondervi.
Noi quindi siam certi di entrare nelle vostre intenzioni, incaricandovi di scrivere da parte nostra ai sovrani alleati e al principe reggente (d’Inghilterra) il favor suo, dimandandogli che sieno addolcite le sofferenze del suo esilio.
Sarebbe conforto senza pari al nostro cuore lo aver contribuito a diminuire le torture di Napoleone, il quale come non può più essere di pericolo ad alcuno, così desideriamo non abbia ad essere a nessuno argomento di rimorso».