Restauro chiostro 9.

Facciamo un passo indietro e ricordiamo un passaggio “storico” importante, che ha segnato la storia recente del chiostro.
Chi lo ha conosciuto almeno 25 anni fa, ricorderà che all’interno delle aiuole esistenti nel cuore del chiostro, dominavano quattro possenti conifere: una per aiuola.
Le quattro grandi piante avevano assunto dimensioni tali da essere sproporzionate dal punto di vista volumetrico: alte quasi una decina di metri, con la loro ombra toglievano aria, luminosità e respiro alle strutture murarie del chiostro, con conseguente facile eccesso di umidità sicuramente dannosa per la struttura.
Inoltre la loro imponenza impediva di gustare l’aspetto complessivo della struttura; senza contare che, con la loro ricchezza di fronde, ovattavano notevolmente l’acustica del chiostro.
Opportunamente, con le debite autorizzazioni, i quattro grandi alberi furono tolti e il chiostro improvvisamente cambiò totalmente aspetto.

Lì per lì fu un impatto traumatico: il chiostro sembrava completamente svestito, impoverito, privo di quella attrattiva cui ci si era abituati da anni.
Si trattò di farci l’occhio e presto si vide il grande vantaggio di quella “deforestazione”.
Ma oltre che l’occhio, ci si fece anche l’orecchio: l’acustica dell’ambiente era completamente cambiata.
Subito dopo la rimozione delle quattro piante, il direttore della scuola di musica sacra (che nel chiostro ha la sua sede storica), assistito da alcuni collaboratori, fece un esperimento che, chi scrive, ricorda in modo nitido.
Si mise a suonare una tromba sotto le arcate del chiostro e, con graditissima sorpresa, da esperto musicista, constatò che l’acustica era semplicemente splendida.
Non più sonorità ovattate, né rimbombi e zone d’ombra acustiche: il suono dello strumento musicale percorreva tutto il chiostro ed era presente e apprezzabile nelle sue qualità in ogni angolo della struttura. Una perfetta distribuzione del suono in ogni angolo dell’ambiente.