Restauro del chiostro 3.

Per prepararci a ritornare nel chiostro restaurato, può essere utile sviluppare brevemente una considerazione accennata nel precedente articolo, dove si diceva che il chiostro, nella realtà funzionale e spirituale di un convento, era il luogo di sepoltura dei frati che avevano vissuto nella comunità locale.
Non è un caso che il chiostro in restauro sia noto come “Il chiostro dei morti”.

Questo aspetto importante della vita conventuale e quindi delle strutture che la ospitavano, deve indurre il visitatore a tenere ben presente il significato sacrale del luogo; deve anche condurlo ad una riflessione importante sul mistero della vita e della morte.
Percorrendo i vani del chiostro, è bene considerare che sotto i nostri piedi abbiamo le tombe di persone vissute molti secoli fa; persone che, nell’esperienza Religiosa, hanno consegnato la loro vita a Dio per il bene non solo di se stessi ma anche di tutta la Chiesa, anzi: di tutta l’umanità.

Entrare in questo luogo, dunque, deve accendere nel visitatore un sentimento di gratitudine e di gioia, tenendo presente che tutti facciamo parte di una immensa famiglia (la famiglia di Dio) nella quale la vita di ciascuno è un dono per gli altri ed è strumento di Grazia per tutti.
Da qui l’importanza di seppellire i morti nel cuore del convento, cioè nel profondo della vita di tutta la Chiesa: è un modo per esprimere gratitudine a questi defunti ma, ancor più, per ricordare a noi stessi quella Comunione dei Santi che non conosce i limiti del tempo, della materia e dello spazio: è una comunione che unisce a Dio e ai fratelli superando gli stessi vincoli della morte.
E’ un dono di vita che non può essere contenuto ma che continuamente si espande, si dilata in ogni direzione con la freschezza e il profumo della vita immersa in Dio.