Sant' Ambrogio battezza Sant'Agostino

S. Agostino d’Ippona 2.

Giunto a Roma, con l’aiuto dei manichei, Agostino aprì una scuola, ma l’esperienza non fu del tutto felice: gli studenti romani, furbescamente, dopo aver ascoltato con attenzione le sue lezioni, sparivano al momento di pagare il compenso pattuito.
L’uso di quel tempo, infatti, prevedeva che studenti e insegnante concordassero preventivamente il compenso che doveva essere pagato al docente una volta terminate le lezioni.
Agostino subì anche una malattia gravissima che lo portò vicino alla morte.
Nel contempo poté constatare che i manichei romani, se in pubblico ostentavano una condotta irreprensibile e casta, nel privato vivevano da dissoluti. Disgustato se ne allontanò per sempre.
Nel 384 avvenne una svolta molto importante per la professione e la vita di Agostino: riuscì ad ottenere, con l’appoggio del prefetto di Roma, Quinto Aurelio Simmaco, la cattedra vacante di retorica a Milano, dove si trasferì nel 385, raggiunto inaspettatamente dalla madre Monica.
Consapevole del travaglio interiore del figlio, Monica gli fu accanto con la preghiera e con le lacrime, senza peraltro imporgli nulla.
Milano fu la tappa decisiva della conversione di Agostino; qui, infatti, ebbe l’opportunità di ascoltare i sermoni che S. Ambrogio, vescovo di Milano, teneva regolarmente in cattedrale. Le parole di quel vescovo straordinario si imprimevano profondamente nel cuore di Agostino e fu la frequentazione con un anziano sacerdote, San Simpliciano, che aveva preparato S. Ambrogio all’episcopato, a dargli l’ispirazione giusta.
Con fine intuito, Simpliciano indirizzò Agostino a leggere i filosofi neoplatonici, perché i loro scritti suggerivano “in tutti i modi l’idea di Dio e del suo Verbo”.
Un successivo incontro con S. Ambrogio, procuratogli dalla madre, segnò un altro passo verso il Battesimo, che Agostino ricevette da Ambrogio nella notte di Pasqua del 386, insieme al figlio Adeodato e l’amico Alipio.

Il Battesimo di S. Agostino è raffigurato da un dipinto di Giovanni Agostino Ratti (Savona, 1699 – Genova, 1775).
Si tratta di un affresco realizzato dal pittore savonese nel 1739, collocato dietro l’altare maggiore della chiesa parrocchiale intitolata a S. Ambrogio, che sorge nel quartiere di Legino (nella periferia occidentale di Savona). Evidenziati con l’aureola i tre Santi protagonisti della scena: Ambrogio, Agostino e Monica.
Curioso il legame tra S. Ambrogio e S. Agostino anche nella storia religiosa di Legino; si consideri che, a pochissimi passi dalla chiesa parrocchiale, sorge un palazzo nobiliare (Palazzo Gavotti) che dal 1886 al 1980 c.ca ospitò una comunità di monache agostiniane.
Una curiosità relativa all’affresco: la data del dipinto è scritta sulla schiena del libro posato sui gradini, in primo piano.