S. Agostino

S. Agostino d’Ippona 3.

Riprendiamo il nostro incontro con Sant’Agostino.
Intenzionato a creare una Comunità di monaci in Africa, Agostino decise di ritornare nella sua patria e nell’attesa della nave, la madre Monica improvvisamente si ammalò di una febbre maligna (forse malaria) e il 27 agosto del 387 morì a 56 anni.
Il suo corpo fu trasferito a Roma dove oggi si venera nella chiesa di S. Agostino.
Dopo qualche mese trascorso a Roma per approfondire la sua conoscenza sui monasteri e le tradizioni della Chiesa, nel 388 Agostino ritornò a Tagaste (Algeria), dove vendette i suoi pochi beni, distribuendone il ricavato ai poveri.
Ritiratosi con alcuni amici e discepoli, fondò una piccola comunità, dove i beni erano in comune proprietà.
Ma dopo un po’ l’affollarsi continuo dei concittadini, per chiedere consigli ed aiuti, disturbava il dovuto raccoglimento; si rese necessario trovare un altro posto e Agostino lo cercò presso Ippona.
Qui accadde un fatto decisivo per Agostino ma, potremmo dire, per la vita e la storia della Chiesa.
Agostino si trovò per caso a passare nella basilica locale mentre il vescovo Valerio stava proponendo ai fedeli di consacrare un sacerdote che potesse aiutarlo, soprattutto nella predicazione.
Accortisi della presenza di Agostino, i fedeli presero a gridare: “Agostino prete!”.
Allora si dava molto valore alla volontà del popolo, considerata volontà di Dio (“Vox populi, vox Dei”).
Del resto anche S. Ambrogio era stato fatto vescovo di Milano sulla base di un’acclamazione popolare, addirittura quando era soltanto un catecumeno che si preparava a ricevere il Battesimo. Era il 7 Dicembre 374.
Nonostante Agostino cercasse di rifiutare, perché non era questa la strada voluta, fu costretto ad accettare.
La città di Ippona ci guadagnò molto: la sua opera fu fecondissima.
Per prima cosa Agostino chiese al vescovo di trasferire il suo monastero ad Ippona, per continuare la sua scelta di vita, che in seguito divenne un seminario fonte di preti e vescovi africani.
L’iniziativa agostiniana gettava le basi del rinnovamento dei costumi del clero.
Egli pensava: “Il sacerdozio è cosa tanto grande che appena un buon monaco può darci un buon chierico”.
Scrisse anche una Regola, che poi nel IX secolo venne adottata dalla Comunità dei Canonici Regolari o Agostiniani.
La regola segnò la vita di molte figure importanti per la Storia della Chiesa: tra queste merita una particolare menzione S. Antonio di Padova (1195-1231) che, prima di entrare nell’Ordine Francescano, fu chierico regolare nel monastero agostiniano di Santa Croce di Coimbra (Portogallo) che, all’epoca, era il maggior centro culturale del Portogallo.