Disputa di Agostino coi Donatisti

S. Agostino d’Ippona 5.

A proposito dell’attività di S. Agostino nella confutazione delle eresie del suo tempo, riportiamo qui il dipinto “La disputa con gli eretici donatisti alla Conferenza di Cartagine”, opera di Carl Van Loo (1753), collocato nel coro della chiesa di Notre Dame des Victoires a Parigi. Ispirato all’analoga scena di Louis de Boullogne, il dipinto ripropone un episodio molto importante della vita del Santo Dottore della Chiesa.
Nel giugno del 411, alla presenza di 286 vescovi cattolici e 279 vescovi donatisti, fu organizzata a Cartagine una solenne conferenza.
I portavoce dei donatisti erano Petiliano di Costantina, Primiano di Cartagine ed Emerito di Cesarea; gli oratori cattolici Aurelio di Cartagine ed Agostino, vescovo di Ippona.
Tra i vari argomenti trattati e con particolare riferimento ad una questione molto concreta e precisa, Agostino, in piene antitesi con i Donatisti, affermò la tesi che la Chiesa Cattolica, finché esiste sulla terra, può, senza perdere la sua santità, tollerare i peccatori al suo interno nell’interesse della loro conversione.
A nome dell’Imperatore, il proconsole Marcellino sanzionò la vittoria del Cattolici su tutti i punti in discussione.
Il dipinto di Carl Van Loo ritrae i due protagonisti che si staccano dalla folla di assistenti e segretari: entrambi sono vestiti allo stesso modo e Agostino, nella foga del parlare, impugna una Bibbia.

Agostino iniziò la sua vittoriosa campagna contro il donatismo poco dopo essere stato ordinato sacerdote nel 391.
Divenuto vescovo, Agostino ebbe modo di dialogare con alcuni dei leader donatisti, anche se non con il suo rivale diretto ad Ippona.
Nel 400 scrisse tre libri contro una lettera di Parmeniano, confutando le sue calunnie e le sue argomentazioni sulle Sacre Scritture.
Più importanti furono i sette libri sul Battesimo, nei quali affermava che l’effetto del sacramento è indipendente dalla santità del ministro (esattamente il contrario di ciò che affermavano i Donatisti).

La storia delle lotte di Agostino con i Donatisti è anche la storia del suo cambiamento di opinione sull’utilizzo di misure rigide contro gli eretici. Anche la Chiesa d’Africa lo seguì in questo cambiamento.
Agostino, inizialmente, tentò di ritrovare l’unità attraverso conferenze e controversie amichevoli. Nei Concili africani ispirò varie misure conciliatrici: spedì ambasciatori presso i Donatisti per invitarli a rientrare nella Chiesa o, almeno, esortarli a inviare deputati ad una conferenza (403).
I Donatisti accolsero questi inviati dapprima col silenzio, poi con insulti ed infine con tale violenza che Possidio, vescovo di Calamet e amico di Agostino, sfuggì alla morte per puro caso; il vescovo di Bagaïa fu ferito gravemente e la vita dello stesso Agostino subì vari attentati.
Questa violenza richiese una dura repressione e Agostino, apprendendo delle molte conversioni che ne seguirono, da allora approvò l’impiego di leggi rigide, pur non volendo mai che l’eresia fosse punibile con la morte.