San Vincenzo Ferreri

San Vincenzo Ferreri 1.

Parlando di San Bernardino, abbiamo scoperto che il santo francescano (straordinario predicatore) era a sua volta rimasto molto colpito e affascinato dalla predicazione di San Vincenzo Ferreri, domenicano, che incontrò ad Alessandria.
Ci sembra interessante compiere una breve divagazione per dire qualcosa a riguardo di questo Santo domenicano, che fu un grande ed instancabile predicatore: uomo di particolare ricchezza intellettuale e spirituale nonché (anche lui) grande trascinatore di folle.
Grazie a questa divagazione agiografica avremo una gradita sorpresa quando scopriremo che, in un certo senso,  ci sono tracce di San Vincenzo Ferreri nella nostra Savona.

Ma procediamo con ordine, partendo da alcune note biografiche.
Vincenzo nacque il 23 gennaio del 1350 a Valenza da Guglielmo Ferrer e da Costanza Miguel.
Entrò nell’Ordine domenicano a Valenza il 5 febbraio 1367, all’età di 17 anni.
Dotato di straordinaria genialità, studiò logica a Valencia e Barcellona e filosofia a Lerida.
Nel 1371 (ventunenne) insegnava già logica a Barcellona. Qui continuò gli studi di teologia, perfezionandoli a Tolosa e Parigi.

Vincenzo viaggiò molto.
Il periodo che va tra il 1399 ed il 1412 è contrassegnato da intensa predicazione per tutta l’Europa occidentale. Tra le Valli delle Alpi, la Savoia ed il Piemonte predicò avendo di mira anche gli eretici (catari e valdesi).
Dalla Svizzera rientrò in Francia, seguito da una marea di “disciplinanti” o “flagellanti”: il che già di per sé rende bene l’idea di come la predicazione di Vincenzo fosse trascinante.
Ricordiamo che “flagellanti” e “disciplinanti” erano persone che, secondo una prassi molto diffusa e che durò per secoli, usavano praticare penitenze corporali flagellandosi. (Di questa prassi penitenziale abbiamo notizia, per esempio, anche relativamente alla nostra zona del Savonese nel 1536, anno dell’apparizione della Madre di Misericordia in località San Bernardo in Valle).
Con eccezionale mobilità Vincenzo passava dalla Liguria alla Lombardia, dalla Francia al Belgio e nuovamente all’Andalusia.
In uno dei suoi passaggi da Valencia fu tra i fondatori dell’università della città nonché di un collegio per orfanelli.

Nel 1403 Vincenzo scrive una lettera al maestro generale Giovanni Puinoix (il Superiore generale dell’Ordine domenicano), nella quale descrive l’intensità, la vivacità e l’efficacia della sua attività di predicatore. Ne riportiamo alcuni passaggi.

Reverendissimo Padre e Maestro,
(…)Da quando ho lasciato Romans fino ad oggi, dovetti predicare tutti i giorni al popolo, che accorre da ogni parte; spesso ho dovuto predicare due e perfino tre volte al giorno, oltre a celebrare e cantare solennemente la Messa.
(…) Dopo aver lasciato Romans ed essermi da lei separato l’ultima volta, ho predicato tre mesi interi nel Delfinato, annunziando il regno di Dio nelle città e nei villaggi, dove non ero ancora andato.
(…) In seguito, invitato e richiesto da una folla di gente, sia a viva voce sia per iscritto, mi sono recato in Piemonte e Lombardia, dove ho predicato continuamente, durante un anno e un mese, in tutte le città, in tutti i borghi e villaggi (…) e son pure penetrato nel Monferrato, pregato dal principe che lo governa e dai suoi sudditi.
In quelle contrade situate oltr’Alpe vi trovai molte valli piene d’eretici, di Valdesi o di catari perversi, soprattutto nella diocesi di Torino, che ho percorso.
Visitai una per una queste popolazioni, ovunque predicando la fede e le verità della dottrina cattolica e combattendo gli errori: per misericordia di Dio, esse hanno ricevuto con molto fervore, con grande sentimento di pietà e di profondo rispetto, la verità della fede, aiutandomi il Signore con la sua grazia e confermando con miracoli le mie parole.
Ho notato che la causa principale degli errori e delle eresie era la mancanza di predicazione e l’ho appreso dagli stessi abitanti; da ben trent’anni nessuno aveva loro predicato, all’infuori di qualche eretico valdese, che da Apulea veniva due volte l’anno a disseminarvi la zizzania dell’errore.
Da questo appare, Reverendissimo Maestro Generale, quant’è grande la colpa dei prelati e degli altri sacerdoti, che, obbligati dalla loro professione e dalle loro cariche a predicare a queste popolazioni, preferiscono starsene nelle grandi città a riposarsi in belle camere e a circondarsi di divertimenti! E così le anime, che Gesù ha voluto salvare con la sua morte, periscono miseramente per colpa dei sacerdoti.
(…) Dopo essermi trattenuto tredici interi mesi nella Lombardia, sono entrato, cinque mesi or sono, nella Savoia.
(…) Al presente mi trovo nella diocesi di Ginevra.
(…) Il Vescovo di Losanna ha fatto due o tre giornate di cammino per venire da me, e umilmente e di tutto cuore mi ha pregato di visitare la sua diocesi, in cui vi sono molte città eretiche, sparse sulla frontiera di Germania e di Savoia: e io glielo promisi.

Ma cosa predicava Vincenzo?
Vincenzo predicava che la fine del mondo era prossima e che l’anticristo stava per nascere, se non era già nato.
Si dedicò alla riforma dei costumi, la lotta all’eresia e a missioni diplomatiche per ricomporre la pace fra nazioni in guerra.
Per tutto il 1417 predicò in Francia, e l’anno seguente volle incontrare personalmente i protagonisti della Guerra dei Cent’anni, andando persino a Caen per parlare col re d’Inghilterra.

Vincenzo soffriva molto per lo scisma d’Occidente e si adoperò molto per estinguerlo e per far convocare un Concilio generale a questo scopo: Concilio che fu poi convocato nel 1417, a Costanza, e nel quale venne eletto Papa, con unanime consenso, Martino V.
Nel 1419 aveva cominciato a predicare la quaresima a Vannes, ma la morte lo colse il 5 aprile.
Grande fu la popolarità del Santo sin dalla sua sepoltura, quando già si parlò di miracoli e prodigi. Beatificato il 29 giugno 1455 da Callisto III, fu canonizzato da Pio II il 1 ottobre 1458.