San Vincenzo Ferreri

San Vincenzo Ferreri 2.

Diamo uno sguardo all’iconografia di San Vincenzo Ferreri: questo ci aiuterà a scoprire tra poco la sorpresa cui abbiamo fatto riferimento nell’articolo precedente.

Il culto di San Vincenzo Ferreri ha ispirato molti artisti, alcuni meno noti se non addirittura sconosciuti, altri invece di spessore come il pittore Spagnolo Diego Velasquez di cui si conserva una grandiosa Tela nella Chiesa di S. Domenico a Palermo o come Giovanni Bellini (detto il Giambellino) autore del Polittico custodito a Venezia nella Chiesa di San Giovanni e San Paolo. Tele, statue, affreschi e reliquiari arricchiscono le chiese di tutta l’Europa occidentale, naturalmente la maggior parte di queste opere è presente in chiese rette dai padri Domenicani, Ordine di cui faceva parte San Vincenzo.
Il Santo predicatore e taumaturgo domenicano, gode di un culto diffusissimo e la sua iconografia è tra le più varie. Infatti, essendo molti i luoghi in cui è venerato e innumerevoli le grazie elargite, viene rappresentato spesso con attributi iconografici insoliti.
Tuttavia, l’iconografia tradizionale vuole che sia rappresentato in abiti domenicani (tunica beige e mantello nero), abbia la tonsura e un braccio alzato che indica l’alto.
In genere, una fiammella spicca sul suo capo, un paio d’ali stanno alle sue spalle, un angelo suona una tromba, porta un cartiglio con il motto “timete Deum, quia venit hora judicii eum” (“Temete Dio, poiché viene l’ora del Suo giudizio”) o un libro.

A cosa rimanda questa simbologia così ricca?
L’abito domenicano, è ovvio, all’ordine religioso di appartenenza, i figli di San Domenico.
Il braccio alzato e il dito verso l’alto hanno due significati: il primo rimanda al famoso miracolo del muratore (di cui parleremo in un altro articolo); il secondo vuole ricordare che una è la Vera Vita e che tutte le grazie elargite provengano da lassù e non dal povero frate predicatore.
Vincenzo era solito dire: «Io sono un servo inutile e un povero religioso: tutta la mia vita non è che fetore, io non sono che corruzione nel corpo e nell’anima ».
La fiammella, oltre ad indicare lo spirito Santo che lo illuminava, ricorda il miracolo delle lingue. Vincenzo, infatti, fu un fervente predicatore, ma anche se parlava in spagnolo tutti lo comprendevano benissimo (come appunto gli Apostoli nel giorno della Pentecoste).
Il paio d’ali ricorda sempre le prediche infervorate di Vincenzo, che lo facevano sembrare quasi l’Angelo dell’Apocalisse, e la sua immensa bontà, simile a quella come di un Serafino.